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Rotola giù dalla montagna
il tuono illuminato da se.
.
Ulula forte la cagna
spaventata da chi lì non c’è.
.
La gallina fa coccodè
e beve l’uovo per me.
.
I pavidi giunchi sfrondati
al vento si sono prostrati.
.
Io che non ho paura del tuono…
me la canto e me la suono.
M’opposi a quel sentire
a quell’indecente sproloquio
a quelle frasi…
bislacche e impudiche.
.
Tra bocca blaterante
e occhi a mia memoria
non c’era simmetria
c’era chi mentiva.
.
I denti digrignarono
i muscoli si tesero
salì forte lo sdegno
salpò arcuato il pugno.
In quest’era virtuale
avida di assolutismo
il dubbio è confinato
a mera debolezza.
.
Dalle riffe milionarie
alle tragedie nel mondo
siamo chiamati a scegliere
siamo costretti a escludere.
.
Come vorrei vivere
due vite parallele
nei momenti topici
del corso della storia.
.
Cicciu furmaggiu avia na putia
undi nuddu accattava e nenti vindia
tutti li iorna arreti lu bancu
cu lu faddali niuru e iancu. .
.
Iddu spacciava la surpissata
Nacque l’alba è fu subito sera
le stelle si eclissarono e la Luna
invereconda
se ne andò a dormire.
.
Un freddo vento
soffiò sulla mia pelle
s’increspò il mare ed io di slancio
voltai lo sguardo verso la scogliera.
.
Pensai all’ira
che senza alcun riguardo
a lei s’infrange l’onda
Avessi zigzagato
nell’oblungo tuo gire
-pur se ancor frivolo-
incrociato avresti il corso.
.
Avevi retta Via
ed il verbo della vita
la Voce la speranza
avevi l’infinito…
.
e ti sei perso…
.
Ora che tu vagisci
compunto al mio cospetto
Io non so chi sei
Io non ti conosco!
I vapori del mare
satureranno il cielo
che non resterà celeste
e sarà cosa buona e giusta.
.
Il sole riderà maliardo
e ci sarà bassa marea
poi sempre più bassa
finanche a svelare
spelonche
caverne ed anfratti
.
un giorno d’estate
a Dicembre.
.
Insaniranno le menti
Dormitori disadorni
angusti
parimenti a enormi
fette di gruviera
con pertugi diseguali
congegnati fuori città
.
pullulano
.
di esseri contumeliosi
relegati
distanti dal salotto
.
gabbando
.
il turbar di coscienze
in un caleidoscopio
di endogamia
trasgressione
Di terzine e quartine
sono piene le mie vetrine
mentre sparsi sui banconi
espongo massime e citazioni.
.
Del sapere ho fatto scorta
per soddisfare ogni esigenza
e con questa competenza
ho messo su bottega.
.
Vendo i pensieri dei pensatori
a chi manca di pensare
che per vincer la partita
Tu che nascesti prono e poi ti ergesti
come fa un giunco al chetar del vento
per meglio scandagliare la brughiera
per battagliar le avverse fiere.
.
Or che sei giunto all’apice di gloria
e della memore hai fatto strazio
derrata d’albagia è l’aureola
che il capo cinge e non t’adorna.
.
Sotto lo sguardo ammiccante
di una pioggerellina curiosa
che picchettando sbirciava
dalle vetrate appannate
quiescenti ed operosi
empirono la sala.
.
Il fonema della brezza di sera
sull’acqua increspata del mare
intonava la sua melodia
come il vibrar di corde
che accompagnava il canto.
.
Oggi è Natali
u dici u calindario
u dici lu parrinu.
cu lu cannistru chinu
u dici lu turruni industriali
u panittuni e lu spumannti
e lu dicemu tutti quanti.
.
Ma intantu lu Signuri cianci
cianci lacrimi amari
chi inchiunu li ciumi
e lu lamentu
si senti forti
quando ciuscia lu ventu.
.
Ogni vota chi nchiana allu guvernu
mi nginocchiu e pregu lu Patrieternu
lu pregu iùncendu o pettu i mani
pi sabbari a mia e a tutti li cristiani.
.
Pregu contru li guerri e l’attintati
pi poviri cristi e pi mali cumbinati
pregu contru li frani e l ‘allagamenti
iò pregu tutti l’uri e tutti li mumenti.
.
Danza la neve
alla corte del Sole
arriva Natale
con la gerla dei doni
.
e insieme alle strenne
di grandi e piccini
.
là, in fondo, in disparte
c’è tanto calore.
.
Cogliamolo Amici
cogliamolo ancora
.
cogliamolo sempre
il resto non conta…
“Rendo grazie a Te
sommo Poeta
delle ali che mi dai
per volare da gabbiano
.
e poi ancora più veloce
più veloce di un falco
fino ad annullare il tempo
fino ad annullar lo spazio.
.
Quando parli della luna
è come se io fossi lassù
e che dire delle aurore
o dei diafani orizzonti?
.
Spaurito dai tuoni e dal luccicar di saette
quella notte il creso fece un sogno bambino
che pure il risveglio lo colse piccino
sebbene avesse sembianze da grande.
.
-Ma essere uomini d’altro dipende-.
.
Avverso il pericolo bisognava pregare
cosa che i ricchi non seppero fare
furono i poveri a recitare il rosario
La notte stende il suo drappo nero
su pletora d’anime
punte di lance affilate di luce
la infilzano pungendola a sangue.
.
Le tenebre si contorcono
tra i vicoli scalcinati
in un ghigno farsesco
che nessuno può lenire.
.
Rigurgiti di società
sbucano dall’ombre
e vagano come spettri
Signuri di lu Celu e di la Terra
‘ncchiuvatu ‘nta sta cruci di granitu
cu sangu chi ti cula di lu ciancu
e supra a testa na curuna i spini.
.
Adduluratu vaddi li pirsuni
ca testa china di pinzeri
nte mani lu rosariu e la pritesa
di stari o mundu senza alcun duluri.
.
Tutti quanti ianno i chi prigari: