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Per Gianfranco
Non ho voglia di morire oggi, non ho nemmeno
speranza si morire oggi: sono in piena
attività cerebrale: sono come gli altri –
candida, della tua morte fiorita d'oltretombe
della tua morte offerta a premio, del
tuo intimidito sorriso giovanile, della
tua sfacciataggine sicura e spretata. Sono
sicura che tu cambierai registro, sono sicurissima
che non mi amerai neppure là, dove vai
e dove andrò io, vivente. Sei mai sicuro
tu di questa stessa cosa, faccenda, delirante
sicurezza d'invecchiare?
"Non sono sicura d'esserti vicino, mai
ho sicurezza intera di te, che spiando
mi ragguagli o raggiungi... Competizione!
la vita senza guinzagli, garbugli, gola
o freschezza impervia". Deliravo, e mi
misi ad armeggiare per correggere questo
vizio... di saperti armato di sapienza
di saperti lontano un quarto di miglia
come se tutta la sapienza al mondo potesse
sbranar cani come io già sto facendo, come
io già farò, riposandomi in questa baracca
riposandomi in questa ricerca di te che muori
quasi allegramente. – Perché, tanto sorriso
e tanta educazione? Nei sorrisi arabescati
del vino fluente e secco, superbo il
vino ma mista la miscela!
E sono morta ormai vicino al tuo scoccare
frecce intere per il mio parmigiano, nel
ridere di vita e morte interezza e spugna
non ho più nulla da dire, come te, come te, che
spari o sparisci.
Daniela Rossodisera
"Una parola, un oggetto, un posto", è così che ha inizio la poesia di Daniela.
In: "Ricordi... gocce di veleno" l'autrice, con spiccata determinazione e coraggio, ci invita a percorrere quella che è la via, difficile e lapidaria, dei ricordi. Un tema non del tutto nuovo, ma che sa delineare rendendolo efficace e profondamente suggestivo. Con amarezza si apre la porta del passato senza, per altro, esserne a conoscenza, perché la mente rifiuta di scavare nell'anima le ombre che lo hanno percorso. Un passato che, a contatto con qualsiasi significativo oggetto o frase o luogo, torna inesorabile alla vista di un presente il quale chiede soltanto di vivere, senza inciampare sulle orme di "ieri". Ma in agguato dove la:"chiave perfetta/gira nella toppa/ della stanza" riporta alla luce, nonostante impolverati e sbiaditi dal tempo i ricordi che come: "stilettate al cuore/... "grevi invadono la mente" impregnandola di "gocce di veleno". Con perspicacia e sapiente scrittura, l'autrice disegna minuziosamente il percorso e l'incidenza che questi ricordi hanno sulla sua anima. Lei, che con la forza della volontà ha allontanato, distrutto, combattuto, per poter riprendere la strada senza precludersi il futuro. Suggestiva la citazione :"come slavina primaverile/si staccano/dalle pareti del loro oblio" dove sembra davvero di sentirne il lento scivolare dell'esistenza, come con la slavina quando si stacca dalla montagna per scivolare a valle. Diventa così una lotta per la sopravivenza questo rimandare indietro il passato, chiudendo "gli occhi/per non sentirli",...poggiando "la mano alla tempia/per ricacciarli" e ancora "nel cuore/per trovare l'antico antidoto". Un rimedio ad una sofferenza che non ha più ragione di esistere l'autrice che con grande forza e determinazione riesce a trovare, si confessa nella strofa finale, radunando le sue forze e allontanando le memorie che l'ossessionano conclude "dalla toppa/quell'odiosa chiave". Perché se i ricordi sono parte integrante dell'esistenza di ognuno di noi, spesso, col ritornare alla mente, gettano fuoco sulla brace ancora ardente, non fanno vivere il presente e ci rubano l'avvenire.
Poesia prevalentemente descrittiva e dal sereno e significativo finale che, nella sua semplicità, colpisce per l'espressione misurata del verso e la notevole capacità evocativa.
Recensione di Rita Minniti
Daniela Rossodisera
Ricordi... gocce di veleno
Una parola
un oggetto, un posto...
Come chiave perfetta
gira nella toppa
della stanza
dei dimenticati ricordi,
accumulati alla rinfusa
con la polvere del tempo.
Come stilettate al cuore
cadono gocce di veleno,
grevi invadono la mente
ricordi non voluti,
non cercati.
Ricordi subiti
e dalla volontà celati,
oscurati dalla nebbia fitta
per farli tacere
e poter andare avanti.
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Un omaggio per tutti gli utenti di AltraMusa: l'ebook gratuito del libro "L'alchimista" di Paulo Coelho. Per scaricare il file (in versione pdf), fare click su questo link con il tasto destro del mouse e poi selezionare l'opzione "salva oggetto...", oppure "salva come...". In alternativa, si può cliccare col tasto sinistro del mouse, visualizzare il documento e poi salvarlo tramite Adobe Acrobat Reader.
P.s. Ovviamente, non si tratta di una copia pirata, ma di quella - oramai difficile da reperire - diffusa ufficialmente dallo stesso grande scrittore brasiliano: dopo aver constatato che in Russia, grazie alla versione scaricabile da Internet, le copie vendute de "L'alchimista" sono passate da circa 30.000 ad alcuni milioni, Coelho impose alle sue case editrici di creare versioni che potessere essere liberamente distribuite e lette sul web.
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Mi attraversa
saetta di occhi e pelle,
di odori
il ricordo
di oasi lussuriosa
nelle crepe del deserto.
.
Magica vorrei
riassaporarti
bocca, respiro
d'illusione.
Tu come
un respiro
d'ametista inviolata
Io come
un grido
di farfalle stravaganti
Tu come
un gabbiano
senza ostilità
Io come
un sillabario
dell'adolescenza.
Io come
un'attesa bianca.
Tu come
un filare
di emozioni verdi.
Tu come
un planare
su distese
di rugiade fiduciose
Tu come
il primo mattino
di una foglia.
Io come
un corallo
smarrito
nella sera.
Io il tuo
Non urtare i nostri sogni
con accese promesse,
le sole che scagli
dall'altare
in messe.
Prova
ad amare
con semplici
carezze,a capire
le nostre incertezze,
a fluire senza amarezze.
Sortilegio prepara incantesimi di difesa per il bosco e intanto arriva tiziana, prestigiosa maga del regno Asimov, per dargli una mano.
*****************
Sortilegio era soddisfatto di sé. L'incantesimo di protezione per il bosco era ultimato.
Tornò nuovamente a consultare i libri dove si parlava di incantesimi atti a distruggere il male, ora identificata nella Regina Patrizia.
C'era una formula che non riusciva a capire...una controformula che avrebbe dovuto dissolvere il sortilegio maligno lanciato dalla regina sui soldati di Altramusa...l'incantesimo che li aveva trasformati in alberi.
La formula diceva che solo una spina di rosa avrebbe distrutto l'incantesimo maligno e chi lo aveva generato. Sortilegio per mesi aveva tentato di ricreare la pozione con tutti gli ingredienti: aveva provato con spine di rose, con una sola spina, con una rosa con spine, con una rosa senza spine, non sapeva più che pesci pigliare e si era arreso....C 'era qualcosa che gli sfuggiva e non capiva cosa....
D'un tratto sentì bussare alla porta.
Chi mai poteva essere nel cuore della notte?
Si fa sera non è la tua sera
Non è inverno la stagione
Del freddo
La vecchiaia ancora è lontana
Non tremar non suonar la campana.
Si fa sera non è la tua sera
Lascia stare
E ritorna a sperare.
Questa vita è ancor luminosa
Se l’estate non è più focosa
Sarà autunno
Colorato e assetato
Fresche piogge daranno vigore
La tua sera è ancora lontana.
Si fa sera
Sarà il freddo inverno
Senza luce
Quando il giorno è finito
Sarà notte
Per stelle e lampioni
Sarà ombrata anche la luna
Quella sera è ancora lontana
Si fa sera
Non è la tua sera.
Cristy2008-10-14
Non mi contare
tra gli astri misteriosi
Sono anch'io nei regimi palustri
di un luogo inabitabile,
come te, come tutti
E respiro malaria per la forza del dopo
Una punta d'arsenico
ogni ventiquattr'ore
che ci vedrà leoni
al dischiudersi dell'uovo
Disegnami, se vuoi,
figlia dell'anno zero,
come dama ritratta
ad un tiro di schioppo
dal poeta caduco
Pirografa, se vuoi,
le mie iniziali in carattere comics
sul portasigarette,
per tutti i giorni che ti porteranno
la stessa gloria
di un pesciolino rosso nell'acquario
E passami del sale
...
se te ne avanza
Sarve, pellegrino cortese, si me permetti,
‘na considerazione, nun semio tutti perfetti.
Ne lle vicende della vita ,tutti ponno sbajà,
pe questo nun è giusto stà a pontificà.
Che fài, se stai davanti a n’opera d’arte?
Stài llì , in silenzio, la ciarla stà da parte.
Dio, tutta l'arte cià messo, pè ffà er creato,
che fai?, te metti a criticà come ‘no screanzato?
-tizio nun me piace, quell’antro è ‘n disgraziato;
Richetto è bbuciardo, Romoletto ha rubato-
Quanno te sveji la matina, pè ventiquattrore,
In tutto quer che ffai, mettice un po’ d’amore.
Come vedi, le rime mie so com’ er mì penziero
nun fo pe' dì, ma m’hai da vedè, sempre veritiero.
Io me ce metto, e sì, cò tutta l’anima e er core,
sia mentre che fò er poeta, oppuro si fò er pittore.
Nun fò pè dì, ma credime, quanno stò in pace,
me metto, davanti ar cavalletto,emme piace.
Hai da vède, er pennello vola, vola su quer telo,
de colori ebbro; e intanto, lavoranno spero.
Spero de avè un momento de magia,
che ffa mette lì er colore, a….. scappà via!.
Io dico:- sì che me piaci monno, ecco, t’attenno.
Pioggia di vermiglie foglie
sulla mia testa, leggo
in una lettera d'amore
consumata dal tempo:
....oggi nel giorno
del nostro primo incontro...
Aria gelida ci circondava,
due cuori ammantati
della calda carezza dell'amore,
correvamo sotto gli alberi
di un piccolo bosco.
Felice i nostri cuori, sento
ancora l'eco delle nostre risa.
Ti sussurrai,
dopo la tua caduta goffa
su manto di foglie:
- amami, tu rosa
del mio giardino,
vermiglie foglie,
adornano l'amore
che traspare nei tuoi occhi,
unisciti all'immenso, ti
trasporto con il mio cuore. -
Ti voglio sposare...
...Emoziono provo...
Lì, 14 ottobre 1955
con amore....
ma è ....di mio padre!
Leggere rassegnato,
notizie dal cuore,
scivolate
su vascelli di carta,
dalla noia
che bagna ogni idea,
osservare,
distante ragione,
schegge di emozioni,
sciolte nella pioggia;
pensieri in affanno,
trasportati
dalla corrente dei giorni,
si infrangono
con gocce pungenti
su cerchi di onde
dilatando echi
di luminose felicità
senza riflessi.
Al centro della valle del ricordo
s'intrecciano parole che il vento
ha raccolto tra gli echi del vissuto.
Disperse come fogli non catalogati
d'un romanzo gettato e mai finito
rimbalzano tra pareti di rimpianto.
Vorrebbero comporsi l'une a l'altre
per riannodare il senso di se stesse
ma il vento assassino le scompiglia.
Parole concepite in logica cordata
in un tempo che ne capiva il dire
strette tra loro in un dna concreto.
Parole che l'udire più non ascolta
sbattute verso il ciglio d'un burrone
ché nell'aria si perdano scomposte.
Il dondolio del treno, simile all'andamento dei suoi pensieri, gli donava un senso di benessere.
Quelle forme ideali avevano reso la sua vita più leggera e ora le ritrovava in quelle oscillazioni, in quel perpetuo ritorno degli stessi suoni, degli stessi colpi sulle rotaie.
Un orizzonte di senso fluido, evanescente come il bordo di una nube, aperto, promettente.
Socchiuse gli occhi per assaporare meglio quella sensazione e si ricordò di quella volta a Berlino dove, allo zoo, era rimasto incantato di fronte al ciondolare ininterrotto della testa di un animale, traendone la convinzione di trovarsi di fronte a un'espressione primaria della vita stessa.
Un rumore più forte lo destò da quel leggero sopore, mentre il treno rallentava in vista della stazione.
C'era vento, e il vento portava cose, immagini, persone. Tutte in una volta, confuse le une alle altre. Vide i ricordi scorrere sul finestrino come in uno schermo e cercò di afferrarli con lo sguardo. Figure indistinte, immagini spezzate rielaborate dal tempo; bizzarri accostamenti, oscillante viavai, frammenti di persone che lui aveva conosciuto, amato, accarezzato e che ora perdevano nitore e certezza e che, scivolando via sul vetro, lasciavano l'impronta dei loro tratti nella sua mente, in attesa del volto successivo cui andavano a sovrapporsi.
Un'ombra, formata dalla curva del naso di un suo ex allievo, scivolando via andò a confluire nei tratti del viso di Marianna, donandogli un che di deciso, di perentorio, che faceva luce su quello sguardo cupo e allo stesso tempo assente che a volte appariva sul volto della donna, indurendone i tratti e rivelando un aspetto della sua natura che lei tendeva a celare e sul quale lui non aveva mai indagato abbastanza.
Non trovano radici
fiori di campo
sul balcone di casa mia.
Sarà che il tramonto
in questo posto
si nasconde dietro al mare,
sarà l'infinito
così lontano
e perso.
Anche la luna
confonde il mio cielo
sulla luce che emana
addosso ad un lampione.
Si fa sera,si spegne,
l'ultima venere e tutte le stelle
resto al buio e mi manco
resto sola,
nemmeno le note d'amore
mi arrivano al cuore.
***
Nel volo infinito
tra i limpidi cieli
tengo l’anima a me stretta
e se perdessi una sola piuma
ne seguirei il lento destino...
..
nel volo infinito
radente ai campi d’amore
raccolgo i sospiri piu’ lievi
e se anche spirassero all’istante
urlerei veemente al vento amico...
..
nel volo infinito
tra lande sperdute di coscienza
lenisco le antiche paure fetali
e se pure invecchiassero in grembo
le accompagnerei a morire nell’aldila’.
Deve essere libera di volare
come un gabbiano
non si può chiudere dentro una gabbia
dove le ali non sono libere di volare.
Si dovrebbe insegnare ai bambini
che la libera espressione è sinonimo di educazione e di civiltà
ognuno deve essere libero
d'interpretare la scrittura e dare una chiave di lettura
non come uno scrive...
ma cosa trasmette ad altri la sua scrittura.
Vi sono poeti famosi e non famosi
che secondo me hanno trasmesso
ad altri il loro modo di concepire la vita,
alcuni hanno trasmesso molto
altri meno, dipende sempre dai punti di vista.
Dipende sempre dalla chiave di lettura!
Quant’è struggente
questo canto
che la mente rimette al cuore
nell’infinito di un’alba,
dove un indimenticabile sogno
veglia perenne e silente in me?
Quanto sentito
può essere l’eco d’un pensiero,
d’un sorriso, di una voce,
d’un impavido sguardo,
perché arrivi dritto al cuore
nella sua totalità?
Quanta interezza può esserci
tra due infinitesimali punti
che arrivano ad unirsi
e a completarsi,
per poi con grazia sollevarsi
nella consapevolezza
di giungere fino al cielo
e in esso perdersi?
L’immenso può esserci
se questo canto
che sale dal profondo
trafigge l’anima!
A volte se chiudo gli occhi
mi ritrovo in via delle rondini
è un pomeriggio d'autunno
e tu ti affacci per salutare.
Vecchie auto messe in fila
Donna Carmela è ancora viva
se chiudo gli occhi
la rivedo stretta nelle spalle
mentre racconta
le sue storie sulla guerra
ci insegnava la malinconia e l'amore.
Se chiudo gli occhi
sono sotto al tuo portone
è l'ultima sera
Anna è l'ultima sera
se chiudo gli occhi sento che mi vuoi
che come me volevi dire...
ma non hai parlato
che anche tu a volte
trovi un silenzio e mi chiami