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blog di meister

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Poesia / racconti di meister

In strada lo accolse una luce livida, elettrica. Radi tratti di sereno apparivano e scomparivano, in un cielo altrimenti coperto di nubi scure e basse che correvano e sembrava premessero sul paesaggio sottostante.

L'IDIOMA DELL'OMBRA 7

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Poesia / racconti di meister

Era quasi l’alba quando Antonio Jeremias tornò in albergo. Si lasciò andare sul divano e, non appena ebbe chiuso gli occhi, un’immagine gli si parò davanti.

L'IDIOMA DELL'OMBRA 6

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Poesia / racconti di meister

 

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In quello stesso istante, come una foglia portata dal vento, una lacrima andò a posarsi sul viso di Antonio Jeremias. Era comparsa all'improvviso, senza essere annunciata dai sintomi tipici del pianto e senza la pena che la precede. Una lacrima isolata, come talvolta la troviamo sul viso dei bambini: unico residuo di un pianto già dimenticato.
Avvicinatosi alla finestra aperta, lasciò vagare lo sguardo nel buio e si avvide di qualcosa che lo colpì. Adagiato sul davanzale c'era un piccolo fiore, una viola. La prese delicatamente e si accorse che l'esile gambo era per metà bagnato da un liquido rossastro che gli aveva sporcato le dita: era sangue.
Si vestì ed uscì. Malgrado fosse notte fonda, la città gli sembrò immersa in una chiarità diffusa, come se una luce fosse piovuta dall'alto, simile ad un acquazzone primaverile.

L'IDIOMA DELL'OMBRA 5

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Poesia / racconti di meister

Polvere umana: così si presenta il viavai ininterrotto nelle strade del Cairo. Fra una selva di cupole e di minareti, l’occhio rimane abbagliato da un formicolio di fez rossi, turbanti azzurri, verdi, bianchi, di caftà e di kefia multicolori.

L'IDIOMA DELL'OMBRA 4

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Poesia / racconti di meister

Come quel fiore timido, che la notte tiene chiusi i suoi petali, Miryam lo guardava da sotto le lunghe ciglia. A volte chiudeva gli occhi, sperando che l’impressione che era certa di aver prodotto con il suo biglietto si dileguasse.

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Poesia / racconti di meister

 

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Il signor Contini e sua moglie abitavano in via Sogari, non distante dal Ghetto Ebraico. Spesso, pur non essendo israeliti, si recavano nella vicina sinagoga, per respirare la sacralità del luogo e per essere più vicini a quello che loro definivano, senza spiegarsi oltre e con un termine assai ampio quanto vago: il Tempo.
Erano giunti a quella definizione quasi per caso. Accadde una sera, quando Laura Contini se ne uscì con queste parole:
" E' come se le cose avessero un'unica origine che è al tempo stesso la loro destinazione; una sorta di contenitore, nel quale tornano mentre accadono, capisci? Qualcosa le crea e allo stesso tempo fa loro da rifugio e mentre a noi sembra che passino loro, in realtà, come dire... stanno. Non so spiegarti, ma a me viene in mente una sola cosa: il Tempo. "

L'IDIOMA DELL'OMBRA 2

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Poesia / racconti di meister

L’acqua: quel motivo accompagnava spesso i suoi pensieri . A volte gli sembrava di essere attraversato da un’acqua oscura, ostile, tenebrosa, alla quale affidava, come ad un solvente chimico, il compito di diluire le sue emozioni.

L'IDIOMA DELL'OMBRA

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Poesia / racconti di meister

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L'IDIOMA DELL'OMBRA

Il dondolio del treno, simile all'andamento dei suoi pensieri, gli donava un senso di benessere.
Quelle forme ideali avevano reso la sua vita più leggera e ora le ritrovava in quelle oscillazioni, in quel perpetuo ritorno degli stessi suoni, degli stessi colpi sulle rotaie.
Un orizzonte di senso fluido, evanescente come il bordo di una nube, aperto, promettente.
Socchiuse gli occhi per assaporare meglio quella sensazione e si ricordò di quella volta a Berlino dove, allo zoo, era rimasto incantato di fronte al ciondolare ininterrotto della testa di un animale, traendone la convinzione di trovarsi di fronte a un'espressione primaria della vita stessa.
Un rumore più forte lo destò da quel leggero sopore, mentre il treno rallentava in vista della stazione.
C'era vento, e il vento portava cose, immagini, persone. Tutte in una volta, confuse le une alle altre. Vide i ricordi scorrere sul finestrino come in uno schermo e cercò di afferrarli con lo sguardo. Figure indistinte, immagini spezzate rielaborate dal tempo; bizzarri accostamenti, oscillante viavai, frammenti di persone che lui aveva conosciuto, amato, accarezzato e che ora perdevano nitore e certezza e che, scivolando via sul vetro, lasciavano l'impronta dei loro tratti nella sua mente, in attesa del volto successivo cui andavano a sovrapporsi.
Un'ombra, formata dalla curva del naso di un suo ex allievo, scivolando via andò a confluire nei tratti del viso di Marianna, donandogli un che di deciso, di perentorio, che faceva luce su quello sguardo cupo e allo stesso tempo assente che a volte appariva sul volto della donna, indurendone i tratti e rivelando un aspetto della sua natura che lei tendeva a celare e sul quale lui non aveva mai indagato abbastanza.