Email della redazione
altramusa [chiocciola] gmail.com
Sostituisci [chiocciola]
con il relativo simbolo
Blog di poesia AltraMusa: scrivere e pubblicare poesia gratis online. Ma non solo poesia: racconti, haiku, ebook... Iscrizione libera.
Vedi, Mela, dove risplende un attimo di sole
il nostro Sud dal quale in fiorevole gioia
lasciasti gli ambulacri per il Nord esiste e
in quel bene di commedie e film ad amarli
in lieve lucore hai presagi di gioia in quel
materializzarsi di qualcosa segnacolo o amuleto e
vedi, Raffaele, nel pesante sentire che mi dista
Foderi senza spada
raccoglietemi pure tutto il fiato:
se ne può far cartoccio
se ne può fare!
Ma togliendo di mezzo certe voci
Impressione di te
nel mescolio dell'acqua dei fondali
con l'acqua in superficie
In un bouquet di fresco nebbiolino
con tre rose di brina e qualche nappa
e mi diventi sera
e mi diventi giorno tra i sospiri
Sotto i piedi, non sento
l'urticante saluto degli sterpi
viaggiando contromano alle abitudini
E mi trascino sulla via dei nani
Cerco di scorgerti negli aromi del puro
Tra fatiscenti ghetti
Prendendo a volte a calci i cassonetti
Ti ho pensato finanche a camminare
Sui tralicci quaggiù
Nel basso cielo
A rider della mia parca ricerca
Ricordo, erano tre
Giri antiorario
Attorno al millenario scarabeo
Soltanto una sfuggì all'inquisizione
Sarà che il suo mantello era di seta
e le dita affilate di grifoni e scongiuri
vi andavano di slitta...
Libera, si, libera
e ancora in vita
cercherà un'oncia di sosia tra la gente
nel secolo corrente
per la malaparata d'inciampi in nuove gogne
La sua influenza non richiederà sciarpa
Poi...svuotando le tasche sul mio tavolo
gli scivolò una mezza verità
l'altra "cammina ancora per il mondo"
tra ingenui che hanno sete d'incompleto
E di messaggi
da espandere nel buio
per uditori sordi e incappucciati,
per labbra imbavagliate
a cui è negato bere
da cornucopie di sorte a banda larga,
Hai ponti mai sentiti
tra te e le sponde
che mai nessuno approva
Storie,
viaggi in sottomarini
a centomila leghe negli abissi
e in su,
per anni luce,
verso Dio
Ti fa delirio il mondo dei conformi
Ti porta nella quarta
il ravvisarti
Giochi a sfidare ogn'uomo
che ti burla
e che da burla stessa
Scusi Signora: posso interrogarla?
E' già da un po' di tempo che ci penso
mi han detto che Lei porta via i vestiti
a chi sta nella lista del Suo libro!
Qualcuno l'ha chiamato: libro nero
qualchedun altro l'ha chiamato bianco
Il primo è battezzato da chi è sazio,
e l'altro, forse, da chi è sempre a dieta?
Di mala musica che guardai negli occhi
mentre mi supplicava in altalena
di certo, di non quasi e i loro opposti
ora...
non ho più tracce
E si che n'era tempo in troppo scontro!
M'aveva disgregata d'ogni carne
divenni gregge scisso dal mio nucleo
meno che d'ombre ed ombre parietali
finta da ieri e finta da domani
Già è meta il camminare
mentre pensiamo al caldo
dell'arrivo
Arrivo...
Ma dove poi, se il dove è nuovo avvio?
Amar la meta sotto il piede andante
Meta a metà
tra il muoversi e il sostare
nello spazio che corre tra due punti
nel tepore pensato e mai raggiunto
negli stanchi sospiri a prender forza...
Qualcosa si poteva pure dire
oltre quel "zitti e mosca"
dell'inverno alle porte!
O ti frastorna ancora
il cambio della guardia?
Sottoscrivesti tessere
per fuggire dall'eremo
sapendo che frugando
tra i sopraggiunti "forse"
non avresti trovato
che altri uomini
Semplici uomini
Fu sotto il buio pesto
dei paramenti di un confessionale
che...
mi disegnasti le tue geometrie sacre
dentro le sfere accese in chiaraluna
Ti darò il la
- sento ancora la tua voce -
e ti celebrerò latte di mandorle
dolciastro
e un po' amarognolo, sul retro
Prestami qualche verbo
tranne i condizionali
Ancora troppi fiori tra le mani
e chi ti vien d'appresso non s'avvede
pensando d'esser gemma dei tuoi occhi...
Primula solitaria del tuo cuore
Ultima gemma
Tapina e sì felice...
da far smorzare qualsivoglia avviso
Io che nei pugni
in fondo
non conservo
che punti di domanda
e atroci abbagli celebri e scansati
Chissà!
Forse stavolta
uscirò fuori tema
ancor prima di entrarvi
Come sempre
o forse
come mai
È che del mondo
mi premon troppe cose
e spesso torno a prendere
quello che avevo preso sottogamba
Tu che sai ponderar l'imponderabile
saettando tra meteore di vita
pieghi ogni fazzoletto e lo riponi
sulla pila dei fieri tuoi successi
Nel palmo di una mano
ti balla il contadino
nell'altro si distingue il tuo blasone
e il terzo anello è lì
tra le rovine
di un quando senza quando
ad aspettare sudditi e regnanti
Specialmente di sera
l'alba che non c'è più
si fa gradita...
che' al nascer suo
si pensano le stelle
S'è sagomato un fuoco
per i passi sbiaditi
e un altro
per i passi ancor da nascere
C'è palude bensì
nell'afferrato
sguardo appannato
e un "dunque è tutto qui!"
Vetro sottile all'avanzar del poi
Tra me ed il fuori il finestrino opaco
di un treno mai partito
O forse...
anche troppo arrivato
senza un giro di ruota
né uno sbuffo...
Credi che mi spaventino i paletti
credi che a certi dir non sia allenata
Non conosci i miei occhi
eppur li temi
Potrei lasciarti il dubbio
E' nel respiro il senso
Se il profilo t'adombra
volta l'omero
invertilo all'amaro manifesto
d'un infante sbandato a veste altera
Coi campi punteggiati di falene
anche col sole in mezzo
vorrei donarti specola speciale
ma da pupilla scarsa a prelevare
non c'è che il sé
nel lago dei ritorni...
Fabbricherai i tuoi sogni
dietro il cielo
Nascosto sotto il soldo d'una fata
col sorriso ed il pianto
di chi ha visto
le cose poco e troppo vagheggiate
Sulle solenni storie e le facete
amerai stare a far
tiro di somme
Avrai nel tuo taschino l'infinito
che mai vedesti all'oltre
quinci e quindi
Non c'è stato mai vento
che abbia scosso di me
più che i capelli
E tu
nascosto nei cassetti del prescritto,
minuscolo ventaglio senza trine,
latente dentro me,
scorrevi docile
sulle riloghe dell' osservazione
a scarmigliarmi
Dimmi se siamo nello stesso posto,
sulla rampa di lancio