blog di Rullianus
UNA PARODIA
(Sì, la vita è tutta un quiz)
*
Alcune brave maestre ne avevano predisposta una riferita alla scuola, decisamente edulcorata, che, opportunamente emendata, risulta la seguente, che provocò, all'epoca, qualche dissenso.
**
Sì, la scuola è tutta qui;
e noi studiamo e ripassiamo,
perché noi non ci arrendiamo,
ma, alla fine, non capiamo.
Sì, la scuola è tutta qui:
e noi vogliamo le promozioni,
perché alla scuola ci son le lezioni
che fanno bravi gli zucconi.
*
Aspetta e spera,
ché in primavera,
continueremo a sgobbar fino a sera,
così anche per quest'anno noi ripeteremo,
perché il più bravo tra di noi è mezzo scemo.
Aspetta e spera, chè poi si avvera,
lo ripetiamo alla nostra maniera:
siam tutti quanti felici e contenti,
siamo una classe, noi, di deficienti;
e alla conquista del sei partiremo
e tra dieci anni sì! ce la faremo!
*
Scuola italiana, non se ne può più:
anche i Maestri son degli Zulù;
e in ogni classe pensiamo a giocare,
alle vacanze, ai viaggi ai monti e al mare.
Il padre al figlio dice: "Senti un po',
un'impressione è quella che io c'ho;
voi resterete in quinta fino a quando
arriveranno degli asini volando".
*
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SATYRICON - Quasi un madrigale (ABABCC cDEDE eFGFGfHH)
Sia chiaro: non voglio essere cattivo,
ma la satira impone "cattiveria",
solo per divertirsi, valido motivo,
ché, altrimenti, sarebbe una miseria.
Mi sono, tutt’al più, solo difeso,
da qualche marinaio troppo acceso.
Sia chiaro, beninteso:
benché attaccato non mi sono offeso,
di fronte a qualche stupido dispetto:
chi guarda bene, bene s'avvedrà
di come attuale sia un mio vecchio detto:
"Logora l'ironia chi non ce l'ha".
Sia chiaro, in verità:
a chi mi si vuol sfidare in questo campo,
più del fioretto consiglio il randello:
così avrà modo di non darmi scampo,
salvo inciampare in qualche suo budello.
Tutti sanno che il lampo
di Giove e di chi ad esso è equiparato
è più veloce assai del suo boato.
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Senza troppa cattiveria, ma attenzione...
INVITO
O gentili signore, quanto care
ed eleganti siete in ogni aspetto!
Tutto potete voi nobilitare
sia col sembiante, sia con l'intelletto.
Se il mio discorso è strano (così pare),
mi fermerò per non farvi dispetto.
Ma chi vorrà capirne la portata,
reperirmi potrà in sede privata.
LA PIU' SVENTURATA
La bionda Ofelia non vi dice nulla?
Amata da un signor per nulla amletico
che stravede per l'esile fanciulla,
ma deve comportarsi in modo ermetico,
mentre l'odiato zio mal si trastulla.
L'amore è per Amleto un energetico;
la dolce Ofelia è vittima indiretta
di una cospirazione maledetta:
con eccessiva fretta
il vile Claudio e la sciocca consorte
del primo Amleto godono la morte.
SENSI NON VIETATI
“Sfondi, caro, con me una porta aperta”,
dice spesso, assentendo, Childeberta.
Tale assunto non fa nessuna piega:
aperto è l’uscio e lo è il retrobottega.
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CRITICA MUSICALE
Ebbi modo di dire che Giulini,
pensa che sia la musica finita.
Non conosceva, il sommo archimandrita,
quelle musiche dei telefonini,
che squillano in teatro od all'aperto,
talvolta quando è in corso un bel concerto.
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ARETINEIDI - INTERMEZZO (Absit iniuria verbis)
RULLIANUS
Messer Pietro Aretino, perdonate,
se vi pongo ex abrupto una domanda,
mentre vedo pie donne affaccendate
intorno a voi (compresa un’educanda).
Vorrei sapere come giudicate
ciò che dal sito il Web master vi manda,
le operine che a Voi son dedicate:
sottili imitazioni o baggianate?
ARETINO
Rulliano, vecchio incallito furfante!
Era ora che ti facessi vivo;
di rime tue ne ho lette, oramai tante,
forse anche troppe. Ma pungente e vivo
ti trovo (e con me sono Cecco e Dante);
perciò una buona recensione scrivo.
Rilevo solo un veniale peccato:
il tuo linguaggio è ancor troppo educato.
RULLIANUS
Maestro, è vero, ma lo è solo in parte,
giacché all’inizio mi contenni un poco;
ora, però, userò la vostra arte,
e certo n’uscirà un mirabil gioco.
Inoltre, invocherò Venere e Astante
per ottenere ancora maggior fuoco:
in questi tempi di tristezza e magra
non basta più nemmeno un doppio viagra.
ARETINO
Ma che tu dici, figlio, se’ ‘mpazzito?
Dov’è ito lo spirto tuo geniale?
Non serve per lo scettro ben tornito
nessuna porcheria dello speziale.
E’ più efficace, s’è bene condito,
questo nostro talento naturale,
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IN PETRA VERITAS
S'è offeso perché han detto ch'è un "magnaccia",
ossia che pensa solo ai suoi affari;
ci vuole la sua faccia:
lo ammette anche il più dotto dei somari.
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EL BECAMORT
(ovvero l'Impresario di pompe funebri)
Impromptus dialettale
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"Dio bon, Per la Madonna!
E' posibil che in t'na stmana
en te crepa un vecch, na donna,
qualch fiolacc de sta putana!
I' enn' è ch' voi fè 'l lament
-brontolava ancora Gisio-
mo maché en s'arcoi piò gnent;
en voi mica fnì tl'ospisio!"
***
"Te tocassa pur cla sort
- i ha rispost un ch l'ha semtit,
mentre Gisio en s'era acort_
acsé, almen avresti fnit
d'artconté tutte ste balle,
sa sta storia di guadrin.
E non rompa tant le palle,
ch'el sapem ch'se 'n baiochin!".
***
I rispond Gisio, incasat:
"Pussa via, brutta scvetaccia!
Che t'morisc avelenat!
S' en ste sitt, te romp la faccia!"
***
... Becamort, lascia 'n po' gi;
se i afar te girann mal
te podrè sempre gi a fnì
a fè 'l meddich tl'ospedal!
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LA REGINA E LA ROSA
Ti cantarono Enrico e Anna Bolena,
Rosa; e d’entrambi gustasti il liquore.
Più forte era il secondo, e grande pena
provasti al tramontar di quell’amore.
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SCHERZI DI NATURA
Maroni e Bossi, capi dei leghisti,
odiano a mortre Arabi e Africani.
L'uno sembra Arafat da tutti i piani,
l'altro Gheddafi nei momenti tristi.
Ma di La Russa i tratti ed il colore
son quelli d'una razza superiore.
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PASQUINEIDE SECONDA
Fu quasi degno del predecessore
Papa Innocenzo Decimo Pamphilj,
che, con l'aiuto di Nostro Signore
e con l'intreccio di non pochi fili,
tessuti dal figliolo d'un sartore,
fu uno dei Pontefici più vili.
Governavano Olimpia e Panciroli,
entrambi nobilissimi mariuoli.
E fu così che nacque, con Pasquino,
un detto ancor moderno e birichino:
CHI DICE DONNA DICE PURE DANNO,
CHI DICE FEMMINA, DICE MALANNO.
CHI DICE DONNA OLIMPIA MAICHIALDINA
DICE DONNA MALANNO E GRAN ROVINA. 1)
1) Adattamento a cura di Rulliano
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QUETIONE OMERICONUMERICA (Burchiellesca)
Amazzone, guerriera generosa,
nobile e amabile Pentesilea,
tu certo attraversasti la Vandea,
difficile trasferta avventurosa.
Noto una citazione ed un’idea,
che mi riguarda più d’ogni altra cosa:
coincidenza non mi par curiosa,
bensì una scelta netta ed “antiachea”.
Lì ti hanno accolto con ostilità;
ma non poteva essere altrimenti.
poiché rechi anche tu la verità.
Infondati non sono gli argomenti;
lo affermo con schiettezza ed onestà;
ma alcuni hanno ragion d’esser scontenti.
Statistiche recenti
confermano che di poeti rari
ce n’è in Italia più dei cellulari.
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EROI AZZURRI
Sconfitti sul campo i cugini francesi.
Non ebbero scampo: avviliti, indifesi;
finisce travolto Raymond Domenech.
L’Itaglia del quore, l’Itaglia che vince
ringrazia Fanbasten, ma gioca e convince,
poi brinda con Maximum brut demi-sec.
Scompaiono i morti, di tutti i colori:
ci medica il calcio da lutti e dolori.
L’Itaglia risorge in virtù dei suoi “gol”.
La Spagna farà la medesima fine:
i nostri ragazzi non son signorine;
e contro l’Olanda si spiccherà il vol.
La Francia è sconfitta, ma la Marsigliese
rimane imbattuta ed in ogni Paese
è l’inno più bello (con il ça ira).
Il calcio è una droga, una droga pesante,
che annienta cervelli; il fatto è inquietante;
ma ancor più gloriosa l’Itaglia farà.
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A UN VALOROSO AMICO (con la solita perfidia)
(Sonetto caudato in risposta a
“La sua teoria era rigorosamente vera” di
Genuzio H.))
*
Pensavo che tu fossi ben più pratico,
nel giunger fino a dodici col conto,
dato che sei scienziato e matematico,
piuttosto arguto e lungi dal tramonto.
*
Ma contar gl' ictus t'è poco simpatico:
l'endecasillabo, sì, ce l' hai pronto,
solo che l'usi in modo ben lunatico:
il tuo verso in epigrafe è un affronto!
*
Dodici, undici o dieci, mica venti
o quattordici, come t'è successo,
sono le sillabe che tu non senti,
*
come le rime, che confondi spesso
con assonanze stridule e avvilenti
e saporite quanto un pesce lesso.
*
Ti sia però concesso
di continuare a stringer la mia mano:
così l'artista aiuta l'artigiano.
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ESERCIZIO STILISTICO - Contrappunto di rime e consonanze
Mi scuso con gli amici e le compagne:
tra breve avrò del tempo anche per loro;
mi tocca seppellire due carogne,
dopo di che berremo come spugne.
Un antipasto di salmone e prugne,
con beccaccini, pernici e cicogne;
il vino ci sarà: rubino e d’oro,
e tartufo, su un monte di lasagne.
Avremo poi, come invitati a corte,
Beethoven e Chopin al pianoforte.
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A UN CELEBRE LETTERATO
Infastidire Schumann forse è troppo,
ma mutuerò una sua espressione nota.
Il tuo metro, così affannato e zoppo,
fa inorridire anche un bimbo beota.
Con te, pertanto, non sarò feroce
e, come Robert, traccerò una croce.
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INDIPENDENTEMENTE DALLA FEDE
-"Sostenne il Rosso -e non aveva torto-
ch' è facile voler bene agli amici.
Tu devi amare anche i tuoi aguzzini
fino al momento in cui ti lascian morto".
- "Ma proprio tu, Rulliansky, questo dici,
tu che non credi a poteri divini?” …
- "Lo dico, certo: di amici ne ho tanti;
ed i nemici non son molto distanti".
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LE ULTIME PAROLE DI CESARE
"Et tu Brute, et Tu Brute,
attenti alla mia salute,
traditore maledetto,
tu ch'eri il mio prediletto!
Chi è mai stato quel ruffiano,
che t'ha detto che Ottaviano
ho già scelto per erede?
Sì, lo so: nessun ci crede,
salvo te, vil congiurato,
e quel Cassiò là, esaltato.
Ma capisco che il regista
della vostra impresa trista
è quel Tullio Cicerone,
che graziai per distensione.
Fatemi, ora, pure a quarti:
ne saranno lieti i Parti,
dal momento ch'ero pronto
a presentar loro il conto
per quel che fecero a Crasso,
che non era certo un asso
nel condurre le legioni.
Pugnalatemi, minchioni!
C’è qualcuno che ha paura:
vedo la sua faccia scura;
qualcun altro già tentenna,
perché ho in mano questa 'penna'...
Casca è pallido, tremante,
è un vigliacco ributtante.
Cinna sta per venir meno:
è l’effetto del veleno
che gli brucia la coscienza.
Tu non ne hai: sei nato senza.
Dammi,sù, il colpo finale,
secco, eroico, teatrale.
Non ne avrai nessuna gloria:
lo ha provato già la storia".
Siete sordidi bigotti:
lo conferma anche Andreotti,
'divo Giulio' mai punito,
di voi molto più scaltrito".
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DIO VI GUARDI
Non seguite le orme del Fabi,
che conducono verso l‘inferno.
Fabi è ingrato: i suoi “pentasillàbi”
sforna quasi che sia il padreterno.
Egli è privo di anima e cuore:
non rispetta neppure il signore.
*
Verità sacrosanta, per Giove:
lui non scrive, ma, come un automa,
qui nel sito, ma spesso anche altrove,
piazza rime che causano il coma.
Non seguite del Fabi quell’orma,
egli pensa soltanto alla forma.
*
Lui disprezza lo zucchero e il miele,
snobba tutti con fare beffardo;
è una belva feroce e crudele,
è un demonio, un infame, un bastardo.
Non seguite del Fabi le tracce,
ché c’è il rischio di far figuracce.
*
Vi ha accusato di esser ruffiani,
nel suo vuoto, terribile magma;
vi ha trattato da poveri cani,
imputandovi di sinallagma.
Non seguite del Fabi l’esempio:
egli è un boia, egli è un ateo, egli è un empio.
*
Solo pochi egli prende sul serio,
purché sїano ben titolati:
di recente ha lodato Letterio,
un barone di quelli più odiati.
Non seguite del Fabi il pensiero,
ché si sente più bravo di Omero.
*
Ama Giusti, Marziale, Burchiello,
Aretino e perfino Calcagno;
è un pornografo senza cervello,
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OPPOSITORI O IMBONITORI?
Tra Santoro e il bel Travaglio,
tra Gad Lerner e Deaglio,
tra Benigni e i due Guzzanti,
Berlusconi sempre avanti
a colpire come un maglio.
Sarà meglio darci un taglio?
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SE MARZIALE PERMETTE
Perderò, prima o poi, l'allenamento
e scriverò normali poesie,
piene d'anima e d'intimo tormento.
Gia le ripudio: non saranno mie.
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