blog di sortilegio
I tre supereroi del reparto Oncoematologia -seconda e ultima parte (favole per i super bambini degli ospedali)
- certo che Marco, Matteo e Federica hanno super poteri e sono felice do poterne parlare con voi, ma mi raccomando silenzio, mantenete il segreto.-
Martina era troppo, troppo curiosa, certo lo erano anche gli altri, ma lei era la super curiosona dell’ospedale e quello che le aveva detto la dottoressa dei giocattoli, le aveva fatto alzare le super antenne della curiosità. Così di disse.
- superpoteri wow superfortissimo e quali?-
Ma la dottoressa le non le rispose alla domanda e continuò.
- andiamo a trovarli, sarei passata da loro dopo ma facciamo uno strappo alla regola, andiamoci ora.-
Così Renato, Sabrina, Claudia e Martina accompagnarono la dottoressa, nel super vietato a loro reparto di Oncoematologia che solo a dirne il nome uno si sente male.
Si guardarono bene dal dire alla dottoressa che era già stati in quel reparto, ma tanto lei aveva la capacità di sapere le cose anche quando non gli si dicevano, era proprio magica quella dottoressa.
Il professor “sono importante” all’inizio non voleva farli entrare, ma era impossibile resistere alla dottoressa dei giocattoli quando si metteva in mente una cosa, nessuno gli faceva cambiare idea.
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I tre super eroi del reparto di Oncoematologia infantile.- prima parte- (favole per i superbambini degli ospedali)
Quella mattina Martina si svegliò presto e andò a svegliare Sabrina, la bambina bionda sua amica.
In ospedale si sentiva già il rumore delle stoviglie stavano per portare la colazione.
- Dai dormigliona di una Sabrina andiamo a trovare Renato il pirata con la benda dai, dai, viene sempre lui ora andiamoci noi-
Una vocina le fece sobbalzare.
- ehi voglio venire pure io. -
Claudia dal terzo lettino si era messa a sedere, ma Martini la zittì.
- sei troppo piccola, non puoi venire.-
La bambina non volle sentire ragione ed usò l’arma del ricatto.
- se non mi ci portate lo dico a Guido l’infermiere ciccioso che vi strilla bene, bene.-
Manco a dirsi, manco a pensarci le tre pesti andarono nella zona dei maschietti.
Renato aprì gli occhi proprio in quel momento.
- Ehi che ci fate qui? Oggi c’è l’infermiera mangia pistacchi in giro e se vi trova sono guai. -
I quattro raggiunsero il corridoio, avevano deciso di fare uno scherzo alla signora che portava la colazione e prendersi quattro brioche.
In verità la signora si era accorta di tutto, ma sorridendo li aveva lasciati fare.
Renato disse.
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Il mio incedere sulle acque di un mare di cristallo
Il mio incedere
sul mare di cristallo
con le balene che mi vedono
da dietro il vetro
***
Mentre un tricheco
serve da bere da una botte
con un fiore legato ai baffi
***
Il mio correre
sugli occhi verdi
di una donna
che ha una gonna
con dieci tasche
e le scarpe basse
di ricambio
***
Il mio fermarmi e sorridere
ai delfini
che giocano con una luna
sotto l'acqua
per due favole
scritte per quei bambini
che hanno solo voglia
solo voglia di ridere davvero
e non gli importa
non gli importa dei nostri
lamenti da venditori
di cuori secchi
e storie d'amore
surrogati di cioccolate
di nocciole
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La bella addormentata dell'ospedale -favola completa- (Favole per i super bambini degli ospedali)
La bella addormentata dell’ospedale
Marco è un bambino piuttosto antipatico, figlio di un avvocato molto conosciuto e ricco.
Viziato come pochi, alto, bello, atletico e …no , bambini niente parolacce.
Marco ha 10 anni ed affetto da una malattia chiamata anemia mediterranea, una malattia che affligge alcuni bambini della Sardegna anche quelli antipatici.
Oh si lo so cosa vorreste dirmi, non si chiama Marco ma… lo so che lo conoscete pure voi, ma mica potevo mettere il suo nome vero.
Marco sta antipatico anche a Renato il pirata.
L’infermiera mangiaspistacchi invece è molto educata con lui.
A pranzo Marco non mangia quello che gli portano a dire il vero non mangia nemmeno quello che gli porta la mamma, perché la mamma non gli porta da mangiare, ma gli fa arrivare il cibo direttamente da un ristorante vicino all’ospedale.
Marco non è cattivo è solo molto, ma molto, viziato.
In quell’ospedale ci sono anche altri reparti e in uno c’è una bellissima bambina bionda con i boccoli che è addormentata, i grandi dicono che è in coma e non si sveglia.
Un giorno Marco, chiede alla dottoressa dei giocattoli spiegazioni.
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Il mistero dei letti volanti - terza e quarta ed ultima parte- (favola per i superbambini dell'ospedale)
Quella notte accadde qualcosa a cui Martina non era abituata. In piena notte accesero la luce.
Non si accende la luce di notte, lo sanno pure i bambini di 7 anni.
Sabrina la guardò dal suo lettino le mamme vennero fatte uscire un attimo.
- Che succede Martina?-
- Boh io stavo dormendo.-
Arrivò l'infermiera grande, che tutti chiamavano infermiera mangia pistacchi, perchè mangiava i pistacchi di nascosto, oddio a dire il vero così la chiamava Renato il pirata, ma ormai anche gli altri bambini avevano preso l'abitudine di chiamarla così.
Teresa infermiera mangiapistacchi si mise a fare il terzo letto e dopo un poco portarono una bambina con i capelli rossi che stava dormendo.
Aveva delle flebo attaccate e altri due infermieri che la seguivano.
Poi arrivò la mamma, una signora piccola come la bambina, una signora con i capelli tutti rossi e ricci.
Singhiozzava e teneva per mano la bambina.
Quella notte la bimba non si svegliò, ma Martina e Sabrina sentirono le mamme parlae di un incidente di macchina e di qualcosa che era successo alle gambe.
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Il mistero dei letti volanti - seconda parte- (favola per super bambini dell'ospedale)
Martina quella notte dormì con la sua mano stretta in quella di sua madre e ogni tanto dava un'occhiata a Sabrina del letto accanto.
Si addormentò solo al mattino e quando aprì gli occhi ecco apparirgli un ragazzino con i capelli dritti in testa come un porcospino.
Un ragazzino con un occhio bendato.
- ciao, sei sveglia? -
Martina non era in vena.
- veramente lo sono ora visto che mi hai svegliato tu, signor pirata.-
Il ragazzino sbottò in una risata liberatoria.
- Ahah ma si per la benda, ti faccio ridere, si sono un feroce pirata e mi piace tagliare i capelli alle bambine impertinenti.-
C'era una cosa che dava fastidio a Martina, quello di essere chiamata bambina.
- ragazza prego mocciosetto tu sei anche più piccolo di me.-
- io ho 11 anni e mi chiamo Renato e sono anche amico di Sabrina, secondo me lei è pure innamorata di me.-
Dall'altro letto Sabrina si fece sentire.
- non ci penso proprio Renato, non ci penso proprio.-
Renato si avvicinò al letto dell'altra bambina.
- ehi gli hai detto del mistero dei letti volanti? lo sa giaà?-
Sabrina scosse la testa.
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Il mistero dei letti volanti - prima parte- (favole per i super bambini degli ospedali)
Martina non ci voleva proprio andare in ospedale, no, no no.
Un posto con troppo puzzoso l'ospedale e poi c'erano quei dottori e le siringhe che fanno male, no, no e poi no.
La mamma di Martina la scongiurava di non fare capricci e il suo papà? Era andato in cucina, non è che si era messo a piangere? tsk sobh gulp alle volte questi papozzoli piangono più delle mamme.
Insomma era solo mal di pancia e Martina voleva essere curata in casa ma la mamma, le mamme che tipacci che sono, la mamma nulla in ospedale e basta.
- Una bambola? se vado in ospedale mamma mi regali una bambola? una delle bambole delle streghe? Uhm? va bene mamma che lo so che i soldi non li hai non fa nulla ma uffi poco tempo e tu stai con me vero?-
Così Martina, signorina con i capelli castani di 10 anni alla fine si convinse ad andare in ospedale.
Reparto Pediatria.
Ma che nome scemo, perchè non ci scrivono reparto bambini e signorine?
Lei naturalmente apparteneva alla seconda categoria.
Accanto al suo letto una bambina bionda, bambina si una mocciosa di 8 anni bionda e con le trecce, che poi le trecce a Martina non gli piacciono.
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Gli amori normali (canzone)
Gli amori normali
quelli che vanno sempre
nella giusta direzione
non si perdono mai
su un campo di pallone.
***
Gli amori normali
quelli con la benedizione
di tua madre
che ti urla nelle orecchie
il suo rancore
perchè l'importante non è solo
non è solo volersi bene.
***
Gli amori normali
che finiscano poi su quell'altare
con i parenti che possano
vestirsi per l'occasione
e non ci sia mai chi ti sparli dietro
che non ci sia mai chi ti sparli dietro.
***
Gli amori normali
con la giusta differenza di anni
con nessuna obiezione di primo grado
che la gente poi
la gente poi non sparli
***
Gli amori normali
quelli costruiti su una solida economia
così tua madre
tua madre starà più tranquilla
perchè vedi l'importante non è l'amore
perchè l'importante non è l'amore
***
Io intanto vado dove
non ci sono barriere architettoniche
dove il cuore è un imbecille senza calcolatrice
dove un'emozione vale quanto una vita
dove un'emozione vale quanto una vita
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L'ape calabrone - favola scritta da sorty e tiziana mignosa
Voli concentrici
di un’ape un po’ sbadata
che nella sua vita passata
punse un soldato spagnolo
morto sotto il cielo di Montezuma.
***
E' stanca l'ape
che si sente calabrone
stanca
forse anche
forse anche di volare
e se ne frega dei fiori
e anche del miele
ha bel altro
adesso
a cui pensare.
***
Vola tra resti d’eroina
e rifiuti putrefatti
in cerca di quel che gli manca
per accendere d’esultanza
la sua opaca esuberanza.
Ma il posto non è quello
né il luogo
per soddisfare appieno
ogni suo desiderio.
Tra i fetidi bidoni degli scarti
non buttano mai
i poveri l’allegria.
***
Ma ecco che arrivano
in lesto e pio soccorso
Patrizio e la sua bella tata
lui no
non conosce la povertà
ma solo capricci
e voglie a volontà.
E butta a terra
frignando indispettito
più di mezza merendina
e questo perché
un altro desiderio più allettante
ha preso il posto suo nella mente.
***
E succhia l’ape
succhia per il suo piacere
quella merendina di ricchi tossici
e di miele
ma il suo sapore
è di plastica e torchiatura
di troppo facili paradisi
e di falsi
falsi sorrisi.
***
E vola l’ape e trova
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Questa è la danza delle ombre
Questa è la danza delle ombre
furtive spassose
mai, mai micragnose
***
Girano le gonne delle ombre
sul mio petto nudo
attraversano le vene
sino al cuore
sino al cuore
***
Questa è la danza delle ombre
cantano e recitano
la commedia della vita
prima della collina nera
dove vive il vampiro
senza più canini
***
Una zingara suona la mazurca
mentre mi bacia
mentre mi graffia il mento
e ride
e ama
e follemente
mi sconvolge
***
Questa è la danza delle ombre
un inchino
alla regina nera
a quella rossa
a quella bionda
un inchino
senza perdere di vista
gli occhi delle donne
di frontiera
***
Questa è la danza delle ombre
sul mio petto
una notte senza luna
per una magia
che chiamano sortilegio
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Com'è diversa Bologna
Come è diversa Bologna
sullo specchio dei miei occhi
in una vetrina.
I pochi capelli rimasti
i miei occhi
dipinti di luna.
***
Come è diversa la gente
che scorre e che passa
non più la baldanza
d'allora
e la musica
sul corso la sera.
***
Come cambia il tempo
le cose
il ricordo ha il sapore
di un bacio
di cioccolata
***
Forse ora hai
ancora la pietra d'allora
forse hai dei figli
che ti tirano la gonna.
***
Guccini ha la schiena piegata
mi vuole sempre offrire da bere
ma io
non ho più pugni
sopra le spalle
nemmeno donne di cui parlare
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La vita da, la vita prende (ballata)
Ho avuto una vita
vissuta sempre
sulla punta di una lancia
e del sangue è schizzato
sopra i miei occhi
***
Conosco il sapore di una sconfitta
la terra che ti entra nella bocca
ma ho sempre sollevato
la mia schiena
e mai ho alzato al bandiera della resa.
***
La vita da
la vita prende
***
Ho conosciuto donne
di una bellezza antica
l'esotico sorriso del deserto
gli occhi delle streghe
le gambe delle ballerine
il coraggio di guerriere indomite
al mio fianco
***
Di quegli amori
ho fatto una collana
che porto sempre sul mio petto
e anche se sono solo
hanno tutte, tutte il mio rispetto
***
Ho cantato di lune
e di fiabe sulle foglie
ho cantato di amori
e di canzoni
poi mi sono seduto davanti a un fiume
a raccontar del tasso
e della contadina.
***
Io so cosa voglia dire
non avere soldi per i tuoi figli
e sentire gli imbecilli dire
che sono solo cinque euro
quando tu non hai i soldi
per la spesa.
***
La vita da
la vita prende
***
E quando ormnai
avevo perso ogni speranza
mi sono ritrovato a capo di
tanta gente che dal mio essere
respirava il suo lavoro
e su quella luna son tornato
***
Combatto
sparo
e a volte non ho pietà
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Quattro calci alle gonne di latta
Quattro calci alle gonne
alle gonne di latta
perchè non fanno rumore
perchè non sanno cantare
---
Quattro pugni
a un manifesto di rogne
con quattro veline
con le gambe scoperte
e un apicultore
che imbroglia la gente.
---
Quattro schiaffi
a quegli imbecilli
con la testa senza capelli
che alzano la mano
ma che andassero in bagno
---
Una carezza,
a una bambina che piange
una ladra, una bugiarda
che prende botte e forse
anche altro
le hanno preso le impronte
al posto di darle una mano
quelli che ragionano con la testa
nell'ano.
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La favola di Rosaria
Rosaria è una bella bambina, occhi scuri e neri e ha il cuore del suo vulcano.
Sullo scecco, l'asino di suo padre sino al Midoscio, suo padre è un ricercato. I fascisti lo hanno segnato.
Rosaria è una bella bambina, capelli neri e cuore di fico d'india e lascia presto la terra del vulcano.
Linguaglossa piange sangue e conchiglie, Linguaglossa terra di lava e di sfortuna.
L'Abruzzo è terra cruda, l'Abruzzo è terra cruda e Rosaria è la più grande di quattro fratelli un maschio e due sorelle.
Rosaria è la più bella e tutti la vogliono sposare, ma la guerra porta via gli sposi, ma la guerra non ha l'amore sotto la sua tenda.
E' innamorata la bella Rosaria e suo padre è un grande mago, legge il futuro e dice dove sono, legge il presente e la pancia, la pancia non ha più niente.
Si sposa la bella Rosaria e così non andrà in Venezuela.
Piange la bella Rosaria, rimasta sole e senza la sua famiglia.
Occhi scuri, pelle d'ombra e di conchiglia.
Farà due figli la bella Rosaria, ma di lacrime e dolore sarà la sua vita, la malattia del suo uomo, la sua pazienza e la forza infinita.
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Il cuore di Dunja
Dunja ha pesanti borse
bottiglie d'aranciate
scarpe basse
perchè non sa volare.
***
Tre volte le ho chiesto
d'averla in sposa
tre volte le ho regalato
rose
***
Dunja guarda sempre
Al Jazeera
anche quando morde
il fazzoletto colorato
anche quando
sente freddo
sui suoi capezzoli
***
Suo padre dice
che sono un eretico
che non credo
in nessun Dio
che ho un chiodo
nel cervello
***
Dunja non mi vuol baciare
sposta sempre le sue labbra
ma dice che ho belle mani
ma non mi guarda
mai negli occhi
***
Dunja finirà per sposare
suo cugino
uomo di gran fede
ma clandestino
***
Io, sui binari dell'Aventino
raccolgo una briciola
della sua collana
la regalerò a un gatto
perchè non ho il suo cuore
e nemmeno
la sua fede
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La scogliera dei granchi
A nuotare in questo mio mare
dove sempre più
aumenta l'odore di alghe
e di petrolio
sino agli scogli
***
Poi andare dietro
dal lato opposto
della riva
dove i granchi
parlano del tempo
e della luna
***
Arrampicarmi piano
senza veder umani,
a non disturbar
il loro ragionamento
perchè uno
uno di loro domani
sarà re.
***
Perchè me lo hai insegnato tu
che dopo la morte
c'è la reincarnazione
tu, che tanto ami
il caldo e gli animali
tu che mi hai preso
il viso tra le tue mani
per sussurrarmi
del tempo e della prigione
***
I gabbiani ormai
sono alla discarica
e i polipi sono entrati
nell'elenco degli scontenti,
i granchi invece
sono coerenti
abbarbicati alle loro tradizioni
***
E guardo l'orizzonte
e parlo loro del mio amore
e delle mie guerre
mentre una processione di lumache
scivola a mare,
piano,
con molta grazia
***
Una motoscafo
muove onde blasfeme
una barchetta nuda
aspetta pescatori
tra boe bianche
e schiuma di petroliera
***
E' dunque questo il mondo
dove disegno
i contorni del tuo volto
e sogno?
sogno le tue labbra
su questa scogliera
al sapor di sale
in questo strano pomeriggio
di fine giugno
con un granchio
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Spremuta di pompelmo al bar della decima illusione
Ci sono tavoli disuguali
al bar della decima illusione.
Mutano con il mutar
della gente.
***
C'è un cameriere
con un occhio
di cristallo
che sorride sempre
e una donna
con i pantaloni
neri che non mi chiede
mai se ho spicci.
***
Una spremuta
di pompelmo
senza zucchero
perchè alla decima
illusione smetti
perchè è giusto.
***
La signora del terzo
piano va a messa presto
sparla di tutti
e parla di santi e miracoli
ascolta radio maria
e dice che è tutta colpa delle donne
la signora del terzo piano
ha un culo grosso
e puzza di menzogna
***
Dopo di lei
sempre l'amministratore,
dice che vuole i soldi
per l'ascensore
ha una moglie antica
che si fa sempre bionda
ora non riesce più
a fargli le corna,
mi ha detto che ora che
c'è Berlusconi
le cose certo andranno meglio
puzza di profumo scadente
e scorreggia.
***
Prendo la mia spremuta
al passar del vento
mentre la bioda Amelia
sta scendendo,
ha due figlie
belle come lei,
ma lei non tradisce
per colpa della sua morale,
lei profuma,
non ha puzze.
***
Debbo portare la macchina
a fare il tagliando
finisco la spremuta
e vado via,
occhi verdi
non è ancora uscita
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La favola degli incantesimi
Prima che voi nasceste, prima che nascessero i vostri genitori e persino prima dei vostri stessi nonni.
Prima del prima, eravamo in sette, quattro erano donne e tre erano gli uomini.
Allora io m'inventai il nome di Sortilegio, perchè era giusto farlo.
Perdemmo le tracce di Yana e Betzabea che era inverno e il prode Gabriel volle cercarle.
Alice andò sulle terre bianche dopo il litigio con Lufer e lui scomparve al primo sole.
Così Malenute rimase con me sino all'alba di quella orrenda guerra.
Per incantesimo iniziammo a scrivere e a lasciar tracce e di confusione il mondo fu alluvionato.
Per incantesimo scrivemmo ballate e dipingemmo affeschi.
Per incantesimo scolpimmo statue.
Per incantesimo non riuscimmo a ritrovarci, ma la cerca non terminò.
Eravamo sette, sette su questa terra.
Ora abbiamo tutti altri nomi, tutti.
Quattro sono le donne e tre sono gli uomini e qualcuno forse mi sta già leggendo e ricorda, già ricorda.
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Seduzione
I tuoi capelli
come petali d'una orchidea
aperti in posa
discinta
e voluttuosa
***
La tua lampada
memore
di luci soffuse
di altri mondi
e altri giorni
***
Tu
con quelle gambe
lunghe e magre
appoggiate alla spalliera
e quella gonna nera
che pericolosamente
scivola
scivola sino al bordo
del desiderio
***
In questo pomeriggio
di un caldo giugno
dove anche una mosca
non vuol volare
se non tra le bocce
dei tuoi profumi
***
E quel cavaliere
sul bordo
a sbirciare
il tuo seno
che sconvolge
il suo destino
***
Ljudmila, amore mio
vorrei fermare
quest'attimo
prima dell'amore
per gustare
sino in fondo
la tua bellezza
che su una tela
vorrei
trasportare
***
Il tuo cane
mi guarda
forse è geloso
e lecca
una vecchia scarpa
nascosta sotto
un tappeto
di schiavi d'oriente
***
Un vento
smuove la tenda
di questa sala
dove tu distesa
accendi, una candela
dopo l'altra
sui polpastrelli delle mie dita
Ljudmila
***
E tra quei capelli
io
nascondo il volto
io
mi confondo
e perdo orientamento
e mi immergo
nella tua
dolce
seduzione
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I fiori bianchi del mare degli amori morti sui campi della luna
Melaconica e mesta
Beatrice camminava
sul campo della luna,
fiori smorti sulle rive
e pioggia d'angeli sulle vesti
***
Tre volte si fermò
allo sguardo della terra,
lontana e solitaria
la guardava
senza vento
***
Gli amori morti
a volte galleggiavano
sul pelo di quelle acque,
il fetore di decomposizione
riempive le sue narici
***
Un gatto di pelo incerto
e coda a lince
scrutava il suo seno
sporgente dalla camicia bianca
***
Un suonatore di violino
seduto su una panchina
aveva lasciato la sua canna a fondo
e un campanello sulla punta
raccoglieva il suono della sua ballata
***
Beatrice si bagnò i piedi nudi,
che di suicidarsi non le sembrava il caso
e fece un gran fragore
per far scappare i pesci
dall'incanto del suonatore.
***
I fiori bianchi
al contatto
delle dita dei suoi piedi senza smalto
si raddrizzarono
incuriositi da quella donna
e lei
baciò il gatto
perchè era giusto
perchè era quello il vero scopo
della sua vita.
***
E poi fu silenzio
davanti alla distesa dei fiori bianchi
di fronte al mare degli amori morti
nel campo
nei campo grigio della luna
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