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Blog di poesia AltraMusa, piccolo salotto letterario. Poesie, racconti, haiku, biografie, ebook da leggere on line. Iscrizione gratuita.

Solo in casa sul divano, inizia un film o un telefilm, a dire il vero non sono in grado di specificarlo. Il titolo, “Dipartimento di Polizia” seguito da un altro vocabolo, (probabilmente il nome di una città) mi provoca istantaneamente un colpo di sonno. Alla vista dei telefilm americani vengo colto immancabilmente da botte di sonno a causa della loro patetica prevedibilità, ripetitività, e tediosa banalità.
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[ zzzzzz…zzzzz…zzzzz…zzzzz]
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Apro gli occhi con grande sforzo, e il telefilm inizia con un tipo che viene assassinato mentre si fa gli affari suoi, praticamente giustiziato. L’assassino non te lo fanno vedere ( e ci mancherebbe) però ci sono le inquadrature sulle sue mani guantate, sulle sue scarpe di gomma…si vede la sua macchina che fugge via dopo il misfatto ( non iniziamo subito a fare troppo i critici; ovvio che guardando un poliziesco ci dobbiamo aspettare almeno un cadavere, uno o due che indagano e qualche colpevole, altrimenti avremmo guardato un telequiz).
Le immagini improvvisamente saltano all’interno di un distretto di polizia e con particolare cura si evidenzia la frenesia del lavoro ( scene predefinite: poliziotti che entrano ed escono dalla porta, centralinista indaffarata al telefono, un cittadino che compila un modulo alla scrivania di un agente ecc.).
Chissà perché i distretti di polizia sono fatti tutti nella stessa maniera: un ampio salone con scrivanie disposte in ordine sparso, senza pareti. Sembra che nei telefilm americani non esista nessun altra concezione architettonica per un distretto di polizia. Il capitano ha sempre il suo ufficio in un gabbiotto perimetrato da una struttura a finestre, con vista su tutto il salone. Le immancabili tendine veneziane vengono abbassate quando la situazione richiede un po’ di privacy. Non c’è alternativa. O il distretto te lo becchi così, o niente.
Il protagonista è seduto alla sua disordinata scrivania intento a fare qualcosa. I colleghi passano indaffarati, e fra battute sull’ultima partita dei Kings ed altre su avvenenti donne detective le quali rispondono per le rime, si capisce che l’uomo assassinato è un poliziotto.
Spunta allora il capitano in stato di evidente frenesia lavorativa. La scena classica lo riprende mentre si dirige (con dei fogli in mano) verso il suo gabbiotto di vetro inseguito da qualcuno che vorrebbe consegnargli altri fogli e giunto a metà percorso, chiama Jack invitandolo con tono serio nel suo ufficio ( si noti: senza smettere di camminare, perché i capi devono risolvere una cinquantina di problemi contemporaneamente). Mentre chiama Jack, legge le carte che ha in mano, risponde ad una domanda di un altro agente, sgrida la centralinista urlando, prende seccato le carte aggiuntive del suo inseguitore e ordina qualcosa di indecifrabile a qualcuno di altrettanto indecifrabile situato fuori campo ( abbiamo capito tutti che è il numero uno, ma lo capivamo anche senza tutta questa pantomima). Una volta entrato nel suo gabbiotto, il capo attende Jack, chiude le veneziane e si siede alla scrivania.
Il discorso nel 99% dei casi si sviluppa più o meno così: la vittima ultimamente aveva dei problemi personali ( gioco o alcool, non esistono altri problemi fra i cittadini Usa), poi era stato lasciato dalla moglie, aveva contratto debiti e bla bla bla…in questo tipo di film o telefilm, il capitano dice principalmente cinque frasi le quali possono essere consequenziali, mescolate oppure recitate singolarmente:
1- “ Voglio vederci chiaro”.
2- “ Questa faccenda puzza”.
3- “ C’è puzza di marcio”.
4- “Questa faccenda non mi piace”.
5- “ Voglio sapere chi si nasconde dietro a… “.
Al capitano quindi non risultano chiare certe modalità dell’omicidio ed incarica Jack di indagare perché “ c’è sotto qualcosa”…
Fin qui tutto ovvio, tutto regolare, infatti i miei occhi si chiudono inesorabilmente in un ovvio ed altrettanto regolare periodo di sonno.
*
[ zzzzzz…zzzzz…continua...zzzzz…zzzzz]
sei forte : )
sono una testarda sognatrice.
www.scagliedisogni.splinder.com
spero di non addormentarmi leggendoti...hihihihihihi : )....interessanti le tue anilisi sul quotidiano banale.....: )
Le poliziotte poi sempre
Le poliziotte poi sempre affascinanti,mica ci mettono n'a racchia!
nota:con la camicia da
nota:con la camicia da poliziotta stretta stretta, basta un respiro un pò più profondo e tratratratra! partono i bottoni a mitraglia ( arma aggiuntiva anti aggressione )
http://matteolorenzi.blogspot.com
In oculis animus habitat (Plinio)
questa faccenda non mi
questa faccenda non mi piace, c'è puzza di marcio; voglio vederci chiaro. Voglio sapere chi si nasconde dietro a questo scritto. Ok, mi bevo una passiflora chè forse m'addormento :-)
PS
Dimenticavo..continua...puzzerà sempre di più la faccenda...
http://matteolorenzi.blogspot.com
In oculis animus habitat (Plinio)
attendo seconda serie :-)
attendo seconda serie :-)
p.esse. sogni d'oro;-)