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Gradirei esporre una breve riflessione su Giovanni Raboni. Ho letto quanto scritto in questo link su G. Raboni e ho lette alcune critiche (?) alquanto poco cordiali (giusto un eufemismo). Non posso che divergere considerando la gandezza di Giovanni Raboni. Non desidero qui soffermarmi sui tratti di stile riguardanti la o le poesie di Raboni che sono, a mio modesto avviso, decifrabili o deducibili solo ed unicamente se si conoscono le intere sue opere.
Dico questo inquanto, avendo letto molto Di Raboni, ho potuto negli anni acquisire quell'eccellenza del suo tratto non imperativo per dottrina. E' stato per i lettori e soprattutto studiosi, guida imprescindibile per la sua mole di lavoro quale traduttore. Cito solo due nomi quali Baudelaire e Proust. I Fiori del Male per Baudelaire e Alla ricerca del tempo perduto per Proust rappresentano, come tantissime altre traduzioni, punto centrale per la necessità di meglio comprendere - anzi, comprendere in assoluto - i significati più intrinsechi del pensiero degli autori tradotti.
Se qualcuno, anche per semplice curiosità, desidera effettuare una verifica, prenda una edizione de "Fiori del male" di Baudelaire e la confronti con quella di G. Raboni. Ebbene, si accorgerà che diventa alquanto difficile pensare che l'autore sia lo stesso. La lingua francese con la quale Raboni si è esercitato per tradurre, non è facile per grammatica e sintassi, come pure per chi si deve esercitare nella traduzioni in francese di testi in lingua italiana. La grandezza di un traduttore consiste in due elementi fondamentali: la perfetta conoscenza della lingua e, come i letterati sanno, nel pensare nella lingua che si intende tradurre. Oltre che, naturalmente, essere addentro alla conoscenza della semantica. In questo, Raboni era geniale. Nel tradurre Proust, ha saputo accompagnarci nelle strade impervie del "raccontare lento" dell'autore; un raccontare accattivante perché privo di quel parossismo di molti autori che "corrono" con periodi lunghi ed esasperanti perché privi di continuità narrativa, e si addentrano in ripetitivi narcisimi di postulati di banale e di petulante scrittura e mancanti di quel defluvio di gradevolezza espositiva che dà respiro e ossigeno al lettore.
Giovanni Raboni era capace di entrare nel lessico, nella grammatica e nella sintassi francese. Questo gli ha permesso, e di conseguenza a noi lettori, di sapere meglio cogliere non solo i cosiddetti colori espressivi di un autore ma, anche e per fortuna, quelle sfumature che rappresentano sempre il codice dell'interpretare.
Vorrei solo aggiungere che le poesie di G. Raboni, sono meglio comprensibili se si conosce e si riesce a percepire l'innaturata vocazione al declamare pregna di introspezione mai banale.
Vincenzo Atzeni
Condivido in pieno quello
Condivido in pieno quello che hai scritto. Un post che ti fa onore! Bravissimo per come l'hai esposto... che non può che arricchirci. Grazie!
Carissimo Vincenzo
Carissimo Vincenzo condivido pienamente questo tuo post ....
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Scrivere è la liberazione dell'animo
Incantata
Sono rimasta incantata da questo post, dal tono pacato e colto di chi l'ha scritto, dal linguaggio sapiente e forbito, dall'obiettività delle argomentazioni portate a sostegno di una tesi personale esposta con garbo e forza.
Una forza che si può concedere il lusso dell'umiltà, umiltà che non è da tutti signori miei, è un lusso e come tale non tutti si trovano nella condizione privilegiata di potersela permettere.
Un inchino moncoeur.
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