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Il dondolio del treno, simile all'andamento dei suoi pensieri, gli donava un senso di benessere.
Quelle forme ideali avevano reso la sua vita più leggera e ora le ritrovava in quelle oscillazioni, in quel perpetuo ritorno degli stessi suoni, degli stessi colpi sulle rotaie.
Un orizzonte di senso fluido, evanescente come il bordo di una nube, aperto, promettente.
Socchiuse gli occhi per assaporare meglio quella sensazione e si ricordò di quella volta a Berlino dove, allo zoo, era rimasto incantato di fronte al ciondolare ininterrotto della testa di un animale, traendone la convinzione di trovarsi di fronte a un'espressione primaria della vita stessa.
Un rumore più forte lo destò da quel leggero sopore, mentre il treno rallentava in vista della stazione.
C'era vento, e il vento portava cose, immagini, persone. Tutte in una volta, confuse le une alle altre. Vide i ricordi scorrere sul finestrino come in uno schermo e cercò di afferrarli con lo sguardo. Figure indistinte, immagini spezzate rielaborate dal tempo; bizzarri accostamenti, oscillante viavai, frammenti di persone che lui aveva conosciuto, amato, accarezzato e che ora perdevano nitore e certezza e che, scivolando via sul vetro, lasciavano l'impronta dei loro tratti nella sua mente, in attesa del volto successivo cui andavano a sovrapporsi.
Un'ombra, formata dalla curva del naso di un suo ex allievo, scivolando via andò a confluire nei tratti del viso di Marianna, donandogli un che di deciso, di perentorio, che faceva luce su quello sguardo cupo e allo stesso tempo assente che a volte appariva sul volto della donna, indurendone i tratti e rivelando un aspetto della sua natura che lei tendeva a celare e sul quale lui non aveva mai indagato abbastanza.
Fu poi la volta di frau Wagemann. Stessa vestaglia a fiori, stessi capelli bianchi raccolti sulla nuca e stessa risposta:
" No professore. Nessuna lettera per lei! "
Un brivido lungo la schiena. Un viso indugiò sul finestrino a lungo, come se il treno si fosse fermato.
Le stesse lacrime sullo stesso sguardo quando, in cima al castello di Heidelberg, strappando pochi fili d'erba da terra gli aveva detto:
" Per non dimenticare. "
Non aveva dimenticato. Quei fili d'erba li possedeva ancora ed a volte, guardandoli, li interrogava sulla risposta, sempre la stessa, di frau Wagemann.
Poi vennero le urla, i gemiti di uomini e donne legati nei loro letti, le lingue gonfie e i volti arrossati. Fitte atroci nel rivedere quei volti corrosi che gli sfilavano davanti, con i loro ghigni indecifrabili e i loro denti gialli.
Le barriere che aveva posto a guardia di quei ricordi non avevano retto. Si era lasciato prendere alle spalle da un'immagine scivolata via, della quale si era impadronita non sapeva più quale figura: fino a formare quei volti perduti. Ora stavano lì, col loro sorriso troppo simile a una smorfia perché il professor Jeremias non rispondesse come allora:
" Certo! Ora vengo da te. "
Scese dal treno portandosi dietro il sapore acidulo di quei ricordi e si incamminò verso l'uscita.
Il suo passo era esitante e talora doveva fermarsi. Una parte di sé, rimasta imprigionata in quel riflusso d'immagini, stentava a tener dietro al presente: come questi fosse ormai compromesso, o almeno ipotecato.
I ricordi, a volte, tendono a oltrepassare i loro limiti e a occupare spazi della coscienza dove la loro inoffensività non è più garantita. Dai sotterranei della mente, un refolo d'aria inquieto sale inavvertito: è il ricordo. Lasciate lì le proprie spoglie, risale la corrente del tempo e, dalla periferia del presente, si avvicina pian piano. Superati gli strati di sentimento che vi si erano depositati, minaccia ormai la nostra partecipazione alla realtà, compromettendone l'innocenza e colorandone d'angoscia i tratti invisibili, la traduzione dei quali, era lo sguardo smarrito del professor Jeremias, mentre attraversava la strada.
" Ha bisogno di qualcosa? " si sentì infatti chiedere.
" No, grazie, non ho bisogno di nulla. Anzi, sì! Saprebbe indicarmi dove posso trovare un taxi? "
" Certo, al di là della piazza ne troverà certamente uno. "
L'albergo si trovava al centro della città, vicino al Castello Estense.
Lo aveva scelto poiché era la dimora restaurata di un illustre umanista del ‘400, Pellegrino Prisciani, del quale si era molto occupato negli ultimi tempi, a causa di un ciclo di affreschi da lui probabilmente ispirati.
" Il professor Jeremias? "
" Sì, sono io. "
" La stavamo aspettando. Venga, la faccio accompagnare nella sua camera. "
Attraversò il piccolo salone.
L'esibizione del tempo, testimoniata dalle macchie di cemento bianco che sostituivano le parti mancanti degli affreschi, univa in un percorso ideale il passato e l'arredamento moderno dell'hotel, smorzandone i contrasti.
" Per di qua. " disse il ragazzo mentre lui si era fermato davanti a un acquario.
" E' un universo chiuso - pensò - nulla può penetrarvi senza infrangerne l'equilibrio. Null'altro è previsto. "
Si lasciò ingannare volentieri dal ricircolo dell'acqua e dalle sue simulazioni, poi salì in camera.
" Sempre la stessa acqua che ritorna! " mormorò mentre si lasciava andare su una poltrona.
Non si era tolto neanche il soprabito.
Se non mi avessi lasciato
Se non mi avessi lasciato un tuo commento (graditissimo perlatro), non mi sarei mai accorta di questo gioiello che latitava per le vie di AltraMusa.
Sempre la solita maldestra!!!
Hai un modo di scrivere e di padroneggiare la penna assolutamente brillante.
Chapeau
Mela
.
http://melarea.splinder.com/
Esordio
Esordio fantastico.
redattore AM
Che bella lettura ....
Che bella lettura .... grazie e benvenuto!!!
www.pensierinsintonia.splinder.com
Scrivere è liberazione dell'anima
Dimenticavo: Benvenuto tra
Dimenticavo: Benvenuto tra noi!
redattore AM
Un testo davvero sublime e
Un testo davvero sublime e nell'impostazione e nella scelta delle parole che sono accostate, le une alle altre, con sapiente bravura.
Magnifico il passaggio quando l'autore scrive:
"Una parte di sé, rimasta imprigionata in quel riflusso d’immagini, stentava a tener dietro al presente: come questi fosse ormai compromesso, o almeno ipotecato.
I ricordi, a volte, tendono a oltrepassare i loro limiti e a occupare spazi della coscienza dove la loro inoffensività non è più garantita."
Stile impeccabile dettato da una profonda distensione interiore e compiutezza di sintersi.
Complimenti!
redattore AM
Una lettura molto, molto
Una lettura molto, molto interessante, che mi ha completamente
assorbita e coinvolta nel cercare di dare volto a questi ricordi, a queste ombre
Il Castello Estense mi ricorda la città di Ferrara.
Complimenti e benvenuto su Altra Musa
redattore AM